• Finale Ligure

La Storia di Finale Ligure e del Finalese

Il Finalese si estende nella parte occidentale della Liguria, delimitato a est da Capo Noli, ad ovest dal Capo Caprazoppa, a nord dal contrafforti delle Alpi Liguri, a sud dal mar Ligure

Amministrativamente il territorio appartiene alla provincia di Savona e comprende i comuni di Finale Ligure, Calice, Rialto e Orco Feglino. Il territorio è solcato da tre valli che danno nome ad altrettante fiumare, Pora Aquila e Sciusa; una serie di dorsali calcaree ne determinano caratteristiche uniche in Liguria. La parte centrale del Finalese propriamente detto è occupato da una formazione unica nel suo genere, la cosiddetta Pietra del Finale.

Questa conformazione geofisica presenta una quantità di grotte, anfratti e caverne che hanno permesso, prima del paleolitico inferiore, l’insediamento dell’homo Erectus e del suo successore Homo Sapiens Neanderthalensis che ha abitato la nostra zona fra i 120.000 e i 35.000 anni fà; ciò è confermato dai numerosi reperti rinvenuti in alcuni siti.

Nel susseguirsi dei periodi storici, si giunge all’ Età dei Metalli (VII, III sec. a. C.), caratterizzata, nel finalese, con la presenza dei castellieri dove l’uomo viveva di pastorizia e d’agricoltura.
Questa situazione non mutò fino alla dominazione romana, che non fu facile su questo territorio, i conquistatori dovettero stanare i “ Finalesi” dalle loro grotte e dagli arroccamenti dei castellieri subendone spesso scorrerie che provocarono scompiglio tra le forze militari.
I Romani conquistarono definitivamente la Liguria occidentale nel 181 a. C.

Seguì un lungo periodo di pace durante la quale la vita si sviluppò in vici (villaggi), in seguito riuniti in pago: generalmente si trattava di comunità rurali.
Il Finale era ubicato nella parte occidentale del municipio di Vada Sabatia (Vado Ligure), il corso del Pora determinava il confine tra popoli Sabati e gli Ingauni; secondo alcuni storici, questo confine diede nome al sito: ad Fines, che in futuro diverrà il Finarium e, in seguito, Finale.

Il Territorio, attraversato in un primo tempo dalla strada costiera Aurelia, vide, nel 13 a. C. , la costruzione della via Iulia augusta, con un percorso che transitava all’interno del territorio, di cui ancora oggi si può vedere i resti nei cinque ponti in Val Ponci.
La presenza della cristianità si rileva nel IV, v secolo con la pieve ed il ritrovamento di un tegolo con l’iscrizione grafica che ricorda Licius, il primo cristiano di Finale che ci abbia rivelato il suo nome: si tratta di un bambino di nove anni sepolto nel 362 a Perti.

Con il decadimento dell’ Impero Romano, la vita sul territorio non s’interruppe; le tracce di questo periodo vanno ricercate sulle alture dell’entroterra, a Sant’ Antonino, dove, ancora oggi sommersi dal verde, sono custoditi i resti di un Castrum Tardo-antico.
Con l’avvento dei Longobardi, guidati da Re Rotari che, nel 641, fece distruggere Varigotti, a cui seguirono le invasioni dei franchi e dei Saraceni, il territorio subì un periodo di decadimento causato dalla devastazione degli invasori.

Alla fine del X secolo compaiono sulla scena gli Aleramici, stirpe discendente da Aleramo, fondatore del marchesato del Monferrato: da lui discendono i Marchesi di Savona che in seguito assumeranno il titolo di Marchesi del Carretto e, dopo, di Marchesi di Finale.
Il Capostipite fu Enrico I detto il Guercio che, nel 1162, ricevette, dall’imperatore Federico Barbarossa, la riconferma dei beni già tenuti dal padre Bonifacio del Vasto.
L’ organizzazione territoriale era incentrata su tre castelli a Perti, Orco e Pia.
Il rinnovamento imposto con la nascita dei liberi comuni, anche nel territorio dei Carretteschi, si manifestò questa esigenza; infatti Savona e Noli, che da anni anelavano alla libertà dei feudatari, riuscirono, a poco, nell’intento: i Marchesi di Savona si trasferirono nel Finale.

Il Primo a prendere in considerazione il territorio del Finale fu Enrico II che fece costruire il Borgo, futura capitale del marchesato, ed il Castel Gavone, le cui prime notizie risalgono al 1188; ad Enrico II seguirono altri Carretteschi che governarono saggiamente e, nei secoli XIII e XIV, concessero la costruzione delle campagne o Compagne, entità territoriale con un certo grado di autonomia e con una personalità giuridica, ma sempre vincolate al diritto marchionale, soggette a precise norme statutarie che ne limitavano l’autonomia ed inquadrate in un sistema amministrativo burocratico di origine feudale.

Nel XIV secolo il marchese Antonio I ed il suo successore Giorgio emanarono leggi che regolavano la vita all’interno del feudo.
I Carretteschi furono sempre fedeli all’Impero; alcuni marchesi furono anche investiti dall’imperatore a rappresentarlo. La preoccupazione principale dei Carretteschi fu Genova che da sempre aspirava ad annettere il territorio finalese nei propri domini e vi riuscirà solamente nel 1713.
I Carretteschi furono coinvolti nelle lotte tra Guefi e Ghibellini, nel 1341 il marchese Giorgio entrò in guerra contro Genova, conclusasi con la vittoria della Superba che fece interrare il porto e abbattere il forte di Varigotti. Genova si impadronì di parte del marchesato, la zona a mare, ove nel 1365, fece costruire la fortezza di Castefranco che, nei secoli successivi, passò più volte sotto il dominio dei due contendenti.
I Marchesi, per potersi difendere dalla Repubblica, si allearono coni visconti di Milano ma, caduta la supremazia di questi ultimi, il Finale si ritrovò in guerra con Genova, una guerra sofferta più di tutte le altre, iniziata nel 1447 e terminata nel 14, con l’occupazione di tutto il territorio da parte di Genova, la distruzione di Castel Gavone e del Borgo nonché la fuga del Marchese Galeotto I.
Alla ricerca di aiuti ai Savoia ad al Re di Francia, trovò la morte in terra di Bretagna. una testimonianza di questo periodo c’è dettagliatamente tramandata nel Bellum Finariense, di Gian Mario Filelfo umanista e storico presso la Carrettesca.
Il fratello di Galeotto, Giovanni I, Riuscì in un sol giorno (20 dicembre 1450) con un improvviso attacco, ad impadronirsi del Feudo.
Il Borgo ed il Castel Gavone furono ricostruiti, ma i marchesi diventarono vassalli di Genova. con Alfonso I il marchesato conobbe un periodo di benessere.

Nel 1496 il Finale si alleò nuovamente con il ducato di Milano e questo diede origine ad aspre controversie con Genova. Ad Alfonso I, successe il figlio Giovanni II che, postosi al servizio dell’imperatore Carlo V, morì in battaglia a Tunisi nel 1535.
Con Alfonso II, nel 1546, iniziò il periodo di decadimento del feudo: il marchese governò dispoticamente e più volte i sudditi si ribellarono, costringendolo ad allontanarsi da Finale.
Ne seguì un periodo oscuro, il territorio interessava, non solo a Genova, ma anche a Francia ed alla Spagna.
La Spagna riuscì a impossessarsi del marchesato, acquistandone tutti i diritti dall’ultimo marchese Sforza Andrea del Carretto il 16 maggio 1598, nel castello di Carcare fu firmato l’accordo di cessione.

Iniziò per finale un periodo di prosperità, fu porta di transito verso domini spagnoli in Italia, sede di governatorato e porto marittimo di transito dei commerci da e per la Spagna. Nel 1666 fu potenziata la strada che lo metteva in collegamento con domini spagnoli in Lombardia, Finale si trovò a rivaleggiare con i più grandi centri commerciali delle riviere e con la stessa Genova che non aveva abbandonato l’idea d’impadronirsene.

L’occasione si presentò nel 1700, quando, dopo la guerra di Successione i territori spagnoli in Italia passarono all’Austria, l’imperatore Carlo VI vendette il Finale a Genova, che solo dopo alcuni anni ed in seguito al trattato di Utrecht nel 1713, poté averne il dominio.

Nel 1715 Genova fece abbattere Castelfranco e Castel Gavone, ne seguì ancora un periodo di confusione in cui fu coinvolto, oltre agli ultimi discendenti dei Carretteschi, anche il Re di Sardegna, interessato al Finale per aprirsi un varco al mare; la questione si definì con la pace di Aquisgrana nel 1748.

Nel Finale si susseguirono una serie di governatori genovesi fino al 1797, anno in cui la Repubblica di Genova e il Finale entrò a far parte del Dipartimento di Montenotte ed in seguito dell’Impero Napoleonico.
Fra il 1805 e il 1815, l’Amministrazione Francese riunificò i tre maggiori centri del Finale (Borgo, Marina e Pia) in un’unica comunità, che si divise nuovamente con la caduta di Napoleone.
La divisione durò per oltre un secolo; dal 1815 al 1862, i comuni fecero parte del regno Sardo e della provincia di Albenga, dal 1863 al 1925 del “ circondario “ di Albenga, ad essa succeduto come suddivisione della provincia di Genova; nel 1927 si ebbe la riunificazione dei tre comuni in un unico, quello di finale Ligure, avente stemma quello dei Carretteschi, ovvero cinque dande rosse in campo oro.